01:43

Vagando in questo mare di incertezze

Ora mi chiedo chi sono realmente,

Spogliando crude verità e debolezze

Faccio fatica a prender cura di me solamente.

Siamo come passi sulla sabbia a riva

Un’impronta scompare quando l’onda arriva

Ma speranza tu che sei onnipotente

Non mollare e lasciare me come se al mondo non ci fosse niente

Resta chiusa in me, ti tengo custodita

Perché tanta paura in me, mi rende debole per affrontare tale partita.

Se avessi ancora le tue mani qui non penserei. 

Se avessi ancora i tuoi sguardi persi tra i miei.

Quanta ingenuità passa dentro me, 

Portandosi lacrime salate come un mare 

Quindi di cosa viviamo? Posso dire ne sono degno?

Oppure siamo nati solo per pagare pegno?

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Tempo truccatore…

Stendo un po di tensione accumulata in  intensi giorni di lavoro in queste righe. La mancanza di tempo per poter scrivere mi ha dato la possibilità di riflettere su come ero, e come sono ora. Sugli accaduti che hanno cambiato il mio modo di essere, di vivere e di pensare. In questi giorni ho macchinato tanto sul mio passato ma anche sul mio futuro, regalandomi profondi momenti di immersione nei pensieri. Questo periodo di vita per me è evidenziato da una spessa linea di margini tra felicità mixata a tristezze, tra rimorsi e gioie che creano in me una confusione così grande da poterla attutire solo scrivendo e leggendo. 

Ho solo 19 anni, ma posso avere colpe nell’essere così emotivo? Così attento alle emozioni? E così spregiudicato nel trovarne altre pur sapendo che sono un’arma a doppio taglio?  Forse si, ma sono nato così e così sarò fino alla fine. Il fatto di avere poco coordinamento emotivo in me mi ha rassegnato al fatto che in me non ci sarà mai un ordine preciso nelle emozioni, una gestione voluta o una scelta precisa, come molti sono in grado di fare. So solo che queste emulsioni di battiti accompagnano ogni mia giornata, rendendola diversa sempre, ogni ora e ogni istante. Di questa cosa un po mi vanto, perché non so nemmeno come sarà una mia reazione, quindi alle volte mi sorprendono delle cose che posso provare.

Prima non ero così, ero molto superficiale, infantile, ovvio per l’età che avevo, ma questa mia irrazionalità fu stata presto abbattuta dalle situazioni in cui sono incappato, che hanno buttato giù la magia dell’adolescenza facendomi saltare da un’era ad un’altra, crescendo più del dovuto, avendo la capacità di notare cose che un normale quindicenne non dovrebbe notare. 

Siamo condizionati un sacco dal posto in cui viviamo, in cui ci sono solo due vie, o la sottomissione ad esso, oppure la forza di camminare nuove strade. Non smetterò mai di dire che per avere forza nelle gambe c’è bisogno sempre di braccia forti pronte a sostenerti, di animi buoni pronti a farti diventare lucido nell’opacità che ci circonda. Questi piccoli accaduti hanno creato in me profondi spazi per le intensità, mi hanno dato maturità, che forse rimpianerò o rimpiango già. È brutto calpestare la spensieratezza di un ragazzino, ed è proprio per questo che ho deciso di non annullare mai un sogno oppure una cosa insensata ad esso. Mi ripromettono ancora che un domani i miei figli cresceranno a ritmo con la loro età, senza sforare. 

Sono cresciuto in strada,  nonostante i miei non mi hanno mai fatto mancare nulla io mi distingueva come la pecora nera, pronto sempre a contraddire ogni comando o imposizione da normale genitore, la mia smania di egocentrismo forse ha fatto si che il mio mondo irrazionale cadesse. È colpa mia anche, perché non ho frenato i miei impulsi di crescere. 

Accettando tutto come è sempre stato. Dopo aver superato tempi scuri in cui ero caduto in me stesso, le mani potenti della mia famiglia mi hanno subito lanciato in nuove strade. Iniziai ad evere un riguardo in più per la scuola, che per me era solo un passatempo. Così assecondandomi scoprii che nella vita c’è sempre un compito. Noi nasciamo per qualcosa. Ebbene si, la cucina mi salvò da baratri in cui ero già mezzo sprofondato. Seguendo la cucina, appasaionandomi diventai quello che ora sono, un ragazzo che esprime se stesso nei piatti, e nelle righe che leggete ora. 

Nel mio cammino ormai tranquillo inconrai persone negative, e persone a dir poco fantastiche. Che nonostante la lontananza, sono sempre parte dei miei pensieri, perché nei pensiero mai nessuno è troppo lontano e mai nessuno è perso del tutto. Persone che hanno continuato a migliorare la mia persona, favorendola ed elogiandola, come io elogio la loro. Pilastri che nella vita servono ad appoggiarsi perché sono fondamentali. In grado di farti conoscere parti di te che non avresti mai pensato di avere. Sono persone magiche che il destino ti regala. Non a natale, non al compleanno, ma un giorno qualunque che diventa più importante di  date o ricorrenze. I giorni non si dimenticano, i gesti nemmeno…………………………… .

Ora sono cambiato, regalo a me stesso, soddisfazioni, che amo condividere con gli altri. Amo condividere tutto con le persone, anche se avvolte non c’è ricambio, poco mi interessa, tanto sono pulito con me stesso. 

Adesso sono cambiato grazie alla mia famiglia e grazie a queste persone.

Se sono un’altro e se qualcuno può apprezzarmi per quel che sono è solo grazie a voi! 

Torno al mio futuro. Che lo mostro in questo termine. Torno ai miei fornelli, che loro mi accompagnano sempre in ottimi risultati, mi motivano, mi fomentano. Torno a me stesso. 

Quando scrivo non sono mai soddisfatto, perché sento di non dire abbastanza e temo che voi che leggete non riusciate a comprendere per la mia poca chiarezza.

Ma credo di essere stato abbastanza limpido da aver reso chiaro il concetto.

Nella vita c’è sempre bisogno di qualcuno che ti sostenga nei momenti barcollanti. Siamo nati anche Per scegliere i nostri sostenitori. E per essere sostenitori di altri. 

Buonanotte. Purtroppo Devo pulire la cucina! 

23:36

Bagagli e speranze.

Alle volte ti rendi conto che hai bisogno di circondari di persone nuove, di nuove facce che racchiudono nuove idee, di cambiare come cambia il vento d’estate. Senti la necessità di arricchire la tua cultura incontrano nuove menti, perché restare fermo su un pezzo di terra per troppo tempo blocca la crescita. Ti senti chiuso e la curiosità tende a irrigidire. Siamo come polvere, ferma che non si sposta e non ha la possibilità di incrementarsi di nuovi granelli. 

Vivere in una clessidra. Quando la giri la sabbia scorre, si, ma la forma che ottiene quando la camera di sopra è vuota è sempre la stessa. 

La fortuna che abbiamo è quella do vivere in un mondo ricco di possibilità, che co creiamo noi ovviamente. La cosa che ho capito in questo periodo in cui mi sento “quasi annullato” è che bisogna gettarsi nella mischia, anche se ci fa male perché questa mischia che sembra così oscura e inadeguata può porci alla luce che tanto cercavamo. Le preghiere, i momenti di fede e di supplica, sono la parte di noi che si affida a qualcuno lassù per riuscire a far crescere la nostra speranza, ma la razionalità gioca d’anticipo, siamo noi, anche con l’aiuto di qualche divinità volendo a crearci opportunità da cui attingere per migliorare noi stessi e chi ci circonda.

Siamo come macchine, ferme in fabbrica fanno la ruggine, ma fuori per il mondo trovano nuovi metodi per funzionare, meglio o peggio, ma sempre esperienze che hanno iniziato a far parte di un bagaglio che porteremo fino alla luce eterna. 

Costruiamo muri ogni giorno, con mattoni diversi, attendendo la fine dei lavori per poter giudicare i mattoni buoni da quelli cattivi, che nonostante tutto compongono questa importante nascita di noi stessi.

Noi nasciamo tante volte, ogni qual volta che il nostro passo si posa su un obiettivo raggiunto, come fenici nasciamo dalle nostre stesse ceneri, pronti a bruciare ancora per anni, o per giorni, da ceneri ricche di consapevolezza.

Queste poche righe le scrivo in una cucina, in cui le mie emozioni mi danno un aiuto forte nella.preparazione del mio futuro.  Per mancanza di tempo e di energie non ho una gran capacità di affrontare la stesura di un testo relativo. Mah, come tutti sappiamo poche parole valgono più di un romanzo. 

Adesso il mio tempo di permanenza in questa cucina è agli sgoccioli, con la mezza paura di affrontare un domani ignoto, mi ci lancio dentro come se un domani in realtà non ci fosse.

È il momento di preparare le valige. E di riempirle di pensieri positivi. Anche qualche rimorso c’è, perché perdere del tutto un legame non fa bene. Parlo per me. È il momento di affrontare un viaggio in cui il protagonista sono io.

Il momento in cui siamo in bilico su noi stessi, ricco di ansie, timori e voglia do scoprire nuove emozioni. 

È il momento, ora!

Me, e ancora me!


Guardandomi allo specchio vedo due parti di me, non mi resta che scegliere quella gi

usta con cui vivere.

Ascolto due parti di me, totalmente differenti e incompatibili che sembrano contrastarsi in uno scontro di fuoco. In me un frastuono che a momenti mi rende pazzo perché una battaglia interna così forte tra “due essere se stessi” è fulminante come mai nessuna guerra.

Essere in dubbio su chi sei. Scegliere il mostro che vive in te, oppure la parte buona che ti rende tutto più agevole e felice. 

Ma alle volte i mostri che abbiamo dentro tendono ad esporsi in maniera più forte, prevalendo sul tuo essere positivo. E così facendo rende tutto più complicato da risolvere. Un ennesimo dubbio, un’ennesima condanna. 

Mentre il mio grembiule si sporcava di sugo, il mio tagliere pieno di verdure, ed il mio coltello da affilare mi venne in mente un pensiero un po ” sporco” della mia vita. Una vita in un luogo chiuso, in cui si celano moltissime cattiverie, in cui i mostri hanno carta bianca. Un luogo in cui le riflessioni fanno a botte col tempo e le purezze vengono macchiate. Qui, io, vedo il campo di battaglia in cui il mio stesso essere gioca a vincere.

Siamo in guerra, e siamo in due. Come in bilico su una bilancia che pesa il bene e il male. E chi pesa di più ha la meglio.

Un’estenuante lotta in cui le mente renga sovrana. Un testa a testa così arduo da far timore. Timore di noi.

Forse siamo così indecisi nel fare un passo che può farci avvicinare ad un mostro che vive in noi è normale, dal tronde avvolte l’indecisione è sinonimo di paura che è l’arma di difesa inscalfibile di ogni persona a questo mondo. Mentre cammini verso di lui ti accorgi che l’altro ti tira da dietro, rendendo ogni singolo passo pesante come se macigni su macigni fossero poggiati sulle nostre spalle.

Il nostro ego gioca sporco come la vita, perché ha fame. 

Fame di emozioni che lo alimentano. Gioie, tristezze, dubbi, incertezze, paure, fobie, si mescolano in noi creando così tanta incompatibilità da non dare più senso alle nostre azioni dovute a sentimenti. 

Allora due sono le cose. 

Trovare il mostro che è in noi, e viverci come lui dice, oppure diventare noi mostri di bene, che incutono timore ai nostri interiori, vincendo ogni volta la battaglia che ci permette di definirci.

Definire noi stessi è possibile sono con un lungo viaggio, alla ricerca della conclusione finale, ovvero. Decidere chi sei. 

Perché alla fine anche vincendo questa immonda guerra dico contraddicendo me stesso che…. Non sapremo mai, chi realmente siamo!

•Siamo solo gocce•

​Cammino, in questa notte così calma. Accompagnato dal fruscio dei rami mossi dal  vento che sembrano sussurrarsi tra loro, dai passi che si ammortizzano in un terreno umido e fresco di sabbia e pietre piccole, come se facesse dissolvere le mie paure, da un inconfondibile profumo di rosmarino, e piante di mirto che crescono spontaneamente sul bordo del piccolo tratturo nel bosco, il canto delle cicale che non smette mai, e i grilli che smettono di farlo solo quando poggio il mio piede vicino  a loro. 

Cammino di notte in questo posto perché mi aiuta a  nascondere molte realtà che di giorno sono evidenti e mi allevia l’umore perché mi sento come se fossi il padrone del bosco regalandomi attimo di responsabilità. 

Nulla a quest’ora può disturbare il mio fondersi con la natura. Perché ora tutti dormono, e nessuno forse è così spostato come me da avventurarsi in un bosco di notte, dove non c’è anima viva. 

Forse non c’è anima viva, va bene, ma la quiete che regna senza inquinamenti acustici dovuti ad auto, persone e le regolarità quotidiane, ti aiuta a materializzare i tuoi pensieri, e a farli scorrere come un torrente in piena nella tua testa, che sfocia in cascate di soluzioni, avvolte sensate e avvolte stupide. Ma pur sempre soluzioni. 

Di fronte a me vedo un sentiero di pini che termina con un buio in cui nemmeno i pensieri possono essere visibili. Mi chiedo perché non andarci dentro? Cosa posso temere? Dopo tutto dopo il buio c’è sempre la luce no? Faccio un respiro dopo essermi fermato a pensare sul da farsi e comincio a camminare, a passo svelto, come se qualcuno mi seguisse o come se mi sentissi osservato. Cammino, svelto senza sapere quella strada nera dove sarebbe mai finita. Rallentando il passo inizio a  sentire un rumore sbattente  e persistente, accompagnato da una brezza umida e bagnata, un’aria salata, ma purissima. 

Allora  di fronte a me uno spiraglio di luce, una nuova strada  mi si pone. Molto più luminosa, in fondo a questa  c’è il mare, e l’orizzonte che taglia la luna a meta, e per metà offuscata dalle nuvole. Mi chiedo, sarà una coincidenza? O questo cammino notturno posso paragonarlo al mio vivere? Associarlo al mio vivere dei sentimenti  ed emozioni. 

Finisco questa riflessione e mi dirigo verso il mare, arrivato in spiaggia mi siedo su una pietra e osservo la maestosità di un immenso blu. Cielo e mare uniti, e una luna che crea un atmosfera che rende tutto meno scuro e ansioso. 

Accendo una sigaretta, penso… penso… e ripenso tanto da trovare difficile anche a dire due parole, come di solito si fa quando si è soli.

Di colpo, una leggera pioggia colpisce il mio viso, nascondendo quelle poche  lacrime rimaste. 

E li capisco che, siamo solo gocce, in questo mare di vita.

Riflessi

​Riflettiamo ogni giorno la nostra immagine allo specchio, sapendo di non guardare altro che noi stessi.

Ma certe volte ci ammiriamo credendo che in quel riflettere di noi stessi ci siano altre sfumature di cui neghiamo l’esistenza. Riguardiamo la nostra figura muoversi assieme a noi, tentando di immaginare un movimento diverso da parte sua. Questo riflesso non sono altro che le emozioni nascoste che vorremmo far fiorire, tentandoci in vano. Fai cenno con la testa sperando che il riflesso resti fermo. Perdendoti in quegli immensi spazi di vuoto che crea. Magari immaginando di affondarci la mano e trovare un’altra dimensione, in cui tutto è risolvibile, e nulla è complesso. Una dimensione in grado di alleviare le  turbe che ci accompagnano giorno per giorno. Turbe annullabili solo nei sogni. O solo con persone in grado di farlo. Quelle persone che fungono da specchio  magico in grado di farti atterrare dopo un salto nel vuoto morbidamente. Quelle persone che a differenza dello specchio riflettono un “te, diverso”. Quelle persone che ti riflettono, e ti aiutano a riflettere.

Siamo succubi dei riflessi nostri. Perché viviamo riflettendo negli altri. ( D )

Equilibrio!

​Siamo carichi di responsabilità. Ne abbiamo tante. Che pesano, e ce ne rendiamo conto ogni singola mattina che poggiamo  il piede a terra per cominciare una giornata. Siamo un po come funamboli, che camminano  bilico con una tonnellata sulle spalle. Guardiamo il vuoto e ad ogni passo ci chiediamo se siamo pronti a procedere per il prossimo. E intanto le gambe tremano, perché come se non bastasse la insicurezze giocano contro, afferrano la corda facendola oscillare, nella speranza di farci fare un tuffo nel vuoto del nostro essere. 

La domanda quindi sorge spontanea. Ma siamo veramente  pronti a portare questo fardello? Se così possiamo chiamarlo. Siamo davvero in grado di sopportare questo peso? 

Allora non resta che “sedersi e riflettere”. Evitare i pesi che potrebbero farci cadere e caricare le nostre spalle con pesi che bilancino il nostro cammino. Che lo migliorano. Lasciare da parte qualunque perplessità che annebbi il nostro decidere e farsi coraggio per procedere in un cammino. Anche su corde vecchie, ma pur sempre un nuovo cammino. 

Mi dissero che se vivi di paura vivi a metà. Beh è cosi,ma come facciamo a cacciare questa amica così fedele che influisce sulle nostre decisioni? 

Forse in quella frase trovai un po di coraggio. 

Adesso, mi carico la schiena, con pesi, ben equilibrati. Salgo sulla coda. E vado a raggiungere il capo opposto!

E cosi siamo amici?

​Quando cammini da solo, per una strada lunga, buia, e non senti più il rumore dei tuoi passi.

Quando sei di fronte a quel bivio così biforcuto e angosciante, in cui non spuntano che steli di fiori morti che possono essere paragonati ai tuoi pensieri in quegli attimi.

E non sai che via scegliere… non lo sai! 

Perché credetemi, quando hai un’amica così tutto è complesso, ti sembra tutto utopico.

Un’amica che non ti lascia mai, neanche se le tue convinzioni sono talmente forti da sorprendere te stesso.

Lei è sempre li ad angosciarti e regalati attimi di affanni. Quando sei di fronte ad uno specchio e non la vedi, ma capisci che è li con te quando questo si appanna, e con una mano pulisci il vapore creatosi per i tuoi caldi respiri e scorgi alle spalle la tua ombra… ma non riesci ad avere un’idea di dove sia, perché capisci che è più di un’ombra… lei c’è anche di notte, senza alcuna luce che la rifletta.

Segue i tuoi passi, ed è sempre pronta a mettere il dito nella piaga, o a buttare sale e aceto su fresche ferite.  Lei è con te anche se non ti fidi. lei porta con se avvolte quando vede che non sei abbastanza giù un’altra amica fidata… da cui non si separa mai. sono amiche del cuore. Vestono di nero, perché non vogliono regalati  altri colori. A loro piace così. Non parlano, ma hanno il potere di nasconderti qualsiasi felicità solo con uno sguardo lontano. Sono così forti insieme che rendono l’aria così densa da riuscire a tagliarla con un trinciante. Riescono persino a tramutare le mie ricette. Quando sento che entrano, la cucina diventa per me un posto così negativo, ma so che insieme a loro qualsiasi posto assumerebbe un’aria macabra.  Sento il loro respiro sul collo. Quando sono sul passe per impiattare pietanze mi afferrano le braccia e le fanno tremare, come se volessero far più danni di quanti ne fanno. Come se volessero che la gente che assaggia i mei piatti dovesse conoscere loro e non me. Insomma mettono la firma su ogni mia creazione. 

Premono così tanto sulla mia pelle che sembra strapparsi, con la conseguente fuoriuscita di gocce nere come loro. 

Loro compaiono sempre quando casualmente tutto gira bene. Ti mettono domande in testa. E ti danno la certezza che i tuoi sorrisi svaniranno presto. 

Loro sono così. Quando poggiano entrambe le mani sulle mie spalle, come di solito si fa per rassicurare, lo fanno con aria beffarda. Come se volessero farti pesare ancora di più la loro presenza.

Ormai le definisco amiche, perché ci sono anche quando non vuoi, per te ci saranno sempre, ti stringono il petto anche se non hai bisogno di loro. Loro ci sono comunque.

Loro sono Ansia e Paura. E sono nostre amiche

Chiediti se sei felice

​Non siamo altro che vittime delle nostre mozioni. Se non dipendessimo da loro il corso della vita sarebbe troppo monocromatico. Insensato e senza sfumature. Siamo così vittime che il più delle volte usciamo lesi dalla guerra tra cuore e mente che continua imperterrita. E di cui noi siamo protagonisti. Non c’è vittoria in questa guerra. Perché comunque vada saremo sempre il risultato di una lotta tra due parti di noi stessi. Annulliamo noi stessi in questa guerra. 

Se la mente vince, il cuore è la vittima.

Se il cuore vince, la mente è la vittima.

E intanto l segni di questa battaglia plagiano il nostro carattere, rendendo sempre più sensate le nostre scelte future. E meno magici i momenti improvvisi che ci capitano.

Allora qual è il punto? C’è via di scampo? 

Forse si. O forse no. Forse cerchiamo di combattere questa situazione. E la baionetta del sentimento è sempre più capace di lacerare la carne del nostro cuore, rendendolo così freddo e poco allegro nei battiti.

C’è una soluzione? Qual è la risposta in grado di annullare questa battaglia immonda. Una battaglia tra mitraglie d’amore, e fucili di convinzioni che si contrastano. 

C’è una soluzione? Forse si! O forse no! 

Quando il petto si chiude e ti blocca il  respiro per un sentimento che ormai non ti alimenta più oppure quando il cuore dice si, ma la ragione ti dice no…

Quanto fa male negare se stessi in una guerra scoppiata dentro?

Ma forse una soluzione c’è… 

CHIEDITI SE SEI FELICE, E VIVI DI CONSEGUENZA” 

Chiediti se sei felice

​Non siamo altro che vittime delle nostre mozioni. Se non dipendessimo da loro il corso della vita sarebbe troppo monocromatico. Insensato e senza sfumature. Siamo così vittime che il più delle volte usciamo lesi dalla guerra tra cuore e mente che continua imperterrita. E di cui noi siamo protagonisti. Non c’è vittoria in questa guerra. Perché comunque vada saremo sempre il risultato di una lotta tra due parti di noi stessi. Annulliamo noi stessi in questa guerra. 

Se la mente vince, il cuore è la vittima.

Se il cuore vince, la mente è la vittima.

E intanto l segni di questa battaglia plagiano il nostro carattere, rendendo sempre più sensate le nostre scelte future. E meno magici i momenti improvvisi che ci capitano.

Allora qual è il punto? C’è via di scampo? 

Forse si. O forse no. Forse cerchiamo di combattere questa situazione. E la baionetta del sentimento è sempre più capace di lacerare la carne del nostro cuore, rendendolo così freddo e poco allegro nei battiti.

C’è una soluzione? Qual è la risposta in grado di annullare questa battaglia immonda. Una battaglia tra mitraglie d’amore, e fucili di convinzioni che si contrastano. 

C’è una soluzione? Forse si! O forse no! 

Quando il petto si chiude e ti blocca il  respiro per un sentimento che ormai non ti alimenta più oppure quando il cuore dice si, ma la ragione ti dice no…

Quanto fa male negare se stessi in una guerra scoppiata dentro?

Ma forse una soluzione c’è… 

“CHIEDITI SE SEI FELICE, E VIVI DI CONSEGUENZA”